Ci sono libri che leggiamo troppo presto.
Li apriamo giovanissimi, li attraversiamo per qualche pomeriggio, li chiudiamo con la sensazione di aver capito tutto. Poi la vita ci porta altrove - il lavoro, le responsabilità, le persone che dipendono da noi - e quei libri restano lì, sullo scaffale, con la loro reputazione di lettura “già fatta”.
L’Alchimista di Paulo Coelho è uno di questi libri. È così famoso, così citato, così ridotto a frasi da condividere, che è facile liquidarlo come una favola per chi ha ancora tempo di sognare. Io l’ho riletto a Natale, con vent’anni di vita professionale sulle spalle, e ho scoperto una cosa che da ragazzo non potevo vedere e che ora, in piena estate, voglio raccontarti, perché lo sta leggendo la mia SuperFiglia Aurora.
Non è un libro sui sogni. È un libro sulle decisioni e su tutti i modi con cui evitiamo di prenderle.
Santiago è un giovane pastore andaluso, fa due volte lo stesso sogno - un tesoro che lo aspetta vicino alle Piramidi d’Egitto e quind…


