C’è un’onda, sulla battigia, che non si ferma mai. Anche quando il mare sembra calmo, lei torna, sbatte sulla riva, si ritira, sbatte di nuovo, ostinata, come se non sapesse fare altro.
L’ho ascoltata a lungo, ieri sera, seduto sulla sabbia con la testa piena di pensieri e preoccupazioni, con un animo malinconico per un’altra estate che finisce e lo sguardo che poi saliva sulla luna al suo nuovo inizio.
E a un certo punto, quel rumore ha smesso di essere rumore. È diventato una domanda.
Perché io, davanti alle cose che contano davvero, mi fermo prima?
Non avevo una risposta pronta. Ma sapevo, in quel momento, una cosa semplice: quell’onda non si fermava per aspettarmi. Quell’ostinazione fisica, senza calcolo, senza permesso da chiedere a nessuno, è esattamente ciò che manca a chi si è costruito un Labirinto.
Igor Sibaldi dà un nome a quei muri che nessuno ha mai deciso di costruire e che pure ci finiscono intorno, uno via l’altro, fino a diventare l’unico paesaggio che conosciamo. Lo chiam…


